Anche per i 28 MHz si usa lo stesso principio, in questo caso però, gli elementi lavorano ad onda intera.   Ne consegue un eccellente guadagno ed una maggiore larghezza di banda.   Pur essendo una direttiva molto corta (4 metri), il guadagno è più elevato proprio per il funzionamento in collineare ove viene considerevolmente concentrato il fascio d’irradiazione. 

Per quanto concerne l’alimentazione con un solo cavo, i problemi da superare consistevano nell’alta impedenza di alimentazione sui 21 e 28 MHz, considerando che questa avviene in un ventre di tensione con gli elementi a 0,75λ e 1λ.   Ciò è stato risolto prelevandone l’alimentazione con un T match sia sul dipolo che sul riflettore in un punto a più bassa impedenza.   Inoltre l’aggiunta di un elemento parassita ha la doppia funzione di direttore e di elemento match, abbassando l’impedenza.

 

            2)   COME  E’  FATTA

Verso la metà degli anni ‘80, volendo realizzare una buona antenna per le HF, ho analizzato quasi tutti i tipi in commercio e non, ma alla fine la scelta è caduta su questo tipo anche per i risultati che a suo tempo caratterizzarono la versione tedesca. 

A mio avviso, assumeva rilievo la realizzazione meccanica (particolarmente le induttanze dei circuiti risonanti, che come già detto risultano molto critiche) se si volevano ottenere risultati stabili nel tempo e senza necessità alcuna di taratura. 

Partendo con l’obbiettivo di creare un’antenna che oltre le caratteristiche elettriche contemplasse estrema semplicità e facilità di assemblaggio, ho iniziato con il dotarla di un boom molto robusto (50x2 mm) e facilmente aggiuntabile, evitando in tal modo ogni tipo di flessione e torsione, senza sostegni di qualsiasi genere.   Successivamente, ho realizzato i supporti in fusione d’alluminio per i tre elementi più lunghi, anch’essi di estrema praticità e robustezza, scartando le pur economiche soluzioni con i profilati metallici commerciali.

Le induttanze sono costruite in tubetto d’alluminio (10x1 mm) ove la criticità è stata superata fornendole già nell’esatta forma e misura.   Anche la linea bifilare che unisce il dipolo con il riflettore è già assemblata.   Le capacità sono state realizzate mediante un conduttore, costruito appositamente, avente il centrale in rame e l’isolante in polietilene compatto (simile ad un cavo coassiale senza calza), di misure tali da essere inserito all’interno di un tubo di alluminio (funzionante similmente alla calza schermata) e costituente quindi l’altra armatura del condensatore.    In questo modo l’isolamento è elevatissimo, ma soprattutto grande è la stabilità nel tempo. 

Gli elementi sono costruiti con tubi d’alluminio anticorrosivo e di sezioni fortemente a scalare per la massima robustezza, non disgiunta da elasticità, presentando una flessione verso il basso trascurabile, a tutto vantaggio delle caratteristiche elettriche oltre che meccaniche.   Sempre a proposito di semplicità di assemblaggio con conseguente eliminazione di possibili errori, tutte le 10 parti terminali (2 per ogni elemento) sono uguali in modo da poterle inserire indifferentemente tra loro. 

La lunghezza degli elementi è praticamente automatica grazie un sistema di battute che evita incertezze ed errori, tanto da non rendere indispensabile l’uso di un metro. 

Ovviamente, tutta la bulloneria è in acciaio inox e, dove questo non è stato possibile, per evitare il grippaggio tra materiali uguali c’è l’ottone cromato. 

Essendo alimentata con cavo coassiale, alcune spire dello stesso cavo costituiscono con semplicità una idonea impedenza di blocco per l’eventuale corrente RF sulla calza del cavo di alimentazione.   Conseguentemente, nessun balun in ferrite (con i tipici problemi di saturazione con potenze elevate) diviene necessario. 

La sperimentazione pratica, grazie all’impiego di moderna strumentazione quale ad es. network analyzer, un tempo raramente disponibile, ha portato ad ottimizzare ulteriormente la lunghezza e spaziatura degli elementi.    I risultati, dopo lunghe prove, sono emersi in modo eccellente sia strumentalmente che con l’attività dei tantissimi radioamatori nell’arco di decenni. 

Il R.O.S. è risultato praticamente piatto sui tre segmenti di lavoro, dalla sezione CW al termine del settore SSB.    Prove di potenza applicata hanno dato come risultato livelli di 5÷6 kW ssb senza mostrare problemi. 

Uno speciale grasso conduttivo a base di rame viene fornito a corredo, onde prevenire l’ossidazione nei punti di contatto e nelle giunzioni degli elementi. 

Tutta l’antenna può essere assemblata con solo tre chiavi di tipo spaccato ed il tempo medio è di circa 1 ora anche per i meno esperti.

    I0NPN   Luigi  Lodovichetti