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PER SAPERNE
DI PIU’:
1) ORIGINI
E PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO Alla soluzione del problema di una sola
antenna direttiva per più frequenze già si pensò decine di anni fa.
Il sistema Yagi è tuttora il miglior compromesso tra guadagno,
dimensioni, peso, resistenza al vento, facilità di realizzazione ed
altro. Purtroppo, non è
facile ottenere il funzionamento su più frequenze con semplici
soluzioni elettriche e meccaniche senza sacrificarne le prestazioni. Negli anni cinquanta si risolse il
problema installando antenne direttive monobanda, sovrapposte sullo
stesso mast e con discese separate o commutabili.
Tale configurazione, chiamata ad albero di Natale, è tuttora
usata e, seppur risolve il problema della multifrequenza, per contro
comporta difficoltà per chi non ha spazi e strutture adeguate.
Anche l’aspetto estetico per tale soluzione assume importanza,
conseguentemente se per il radioamatore è gratificante ed oggetto di
sovente contemplazione da rasentare l’estasi, per i vicini o condomini
invece non sempre produce lo stesso effetto; anzi è quasi sempre
l’esatto contrario. Inoltre,
fattore da non trascurare, è la spaziatura delle antenne che dovrà rispettare
condizioni tali da non alterare il lobo d’irradiazione sui piani
orizzontali e verticali. Altra soluzione adottata fu la versione
cosiddetta “trappolata” W3DZZ (fig. 1) con le sue varianti, ancora
oggi la più usata. Il
principio di funzionamento di questo tipo è il seguente: per avere più
frequenze, ad es. 14-21-28 MHz, nell’elemento viene fatto funzionare a
mezz’onda la sola parte centrale per i 28 MHz.
Un circuito risonante L/C parallelo a questa frequenza,
comunemente chiamata trappola (una per ogni ramo dell’elemento), crea
un blocco per i 28 MHz ma nel contempo lascia passare i restanti 21 e 14
MHz. Un altro circuito
risonante realizzato all’incirca come il primo, ma risuonante questa
volta a 21 MHz, consente, insieme al tratto centrale già funzionante per i 28 MHz ed al primo
circuito risonante adottato, nonché l’aggiunta di un altro segmento
dell’elemento, a risuonare sui 21 MHz.
Per i 14 MHz invece, il funzionamento è dovuto a tutto
l’elemento compresi i tratti intermedi, i circuiti risonanti e
l’aggiunta delle estremità. Questo in sintesi è il principio del funzionamento W3DZZ e viene normalmente usato sia per il dipolo che per gli altri elementi. |
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Se
il sistema è idoneo a risolvere il problema del funzionamento
multibanda, per contro si ha una riduzione del rendimento rispetto
alle monobanda correttamente installate.
Infatti, i vari circuiti risonanti introducono inevitabilmente
delle perdite dovute alla dissipazione di potenza.
In più, le trappole comportano un automatico accorciamento
degli elementi rispetto a quelli monobanda privi di queste, con
conseguente ulteriore perdita. A
tal proposito, W6SAI in “Bam Ant. Handbook” afferma che negli
elementi trappolati la lunghezza risulta inferiore di circa un 20%
rispetto all’elemento a tutta lunghezza (8 ÷
8,5 m contro i 10,5 m sui 14 MHz),
il che comporta
un calo
di circa
il Considerando
poi come in una classica tre elementi trappolata esistono
complessivamente ben dodici trappole (due per ogni mezzo elemento), si
dovrà aggiungere un’altra perdita del 20% come minimo e fintanto
che le trappole sono ancora nuove o realizzate con ottimi materiali
isolanti. Il tutto
assomma ad un 56% in meno, pari a 3,6 dB.
Quindi, in pratica dei classici 100W ne vengono irradiati
soltanto 44W. Anche
la larghezza di banda risulta notevolmente ridotta, essendo
inversamente proporzionale al fattore di merito Q ed al numero delle
trappole. Si
aggiungano infine i problemi meccanici e la tenuta stagna alle
intemperie, nonché una maggiore limitazione della potenza, si vedrà
allora come il tutto non sia certamente un problema da trascurare. Furono
in passato tentate altre soluzioni per ottenere il funzionamento di
direttive Yagi su più frequenze e con una sola linea di
alimentazione. Una
di queste è la tribanda di G4ZU, ove un elemento a mezz’onda per i
21 MHz era stato fatto funzionare attorno ai 14 MHz con
l’aggiunta di una induttanza al centro dell’elemento, sotto
forma di bobina o loop di tipo hairpin.
La bobina aveva solo la metà dell’induttanza invece
richiesta. Uno
stub con funzione di “commutatore automatico” era stato realizzato
con una linea aperta e consistente in uno spezzone di cavo coassiale
lungo un quarto d’onda, collegato in parallelo alla induttanza.
Lo stub, quindi aveva la funzione di un corto circuito
elettrico quando l’antenna era usata sui 21 MHz.
In effetti, uno stub in quarto d’onda si comporta alla
risonanza come un cortocircuito (fig. 2). Il
funzionamento sui 28 MHz di questo sistema sembra non sia mai stato
spiegato con chiarezza da G4ZU e l’effetto della capacità del cavo
coassiale utilizzato per lo stub, anziché la funzione di
cortocircuito era stata molto probabilmente la causa del funzionamento
su più frequenze. La
sistemazione dello stub in cavo coassiale era stata fatta
sull’elemento o all’interno dei tubi utilizzati per il boom. L’accoppiamento
risultante dalle L e C distribuite, insieme ad altri fattori, causò
evidentemente la necessaria risonanza in 28 MHz.
In tal senso, alcune prove possono essere facilmente ripetute
nel seguente modo: partendo da un elemento lungo λ/2,
questo può essere accordato su una frequenza più bassa, aggiungendo
una induttanza al centro nel modo A o B, oppure su una frequenza più
alta con l’inserzione di una capacità nel modo C (fig. 3). |